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Cani da lavoro e modifiche della temperatura corporea: uno studio su un campione di 8 cani

Il 13 aprile scorso è stato pubblicato uno studio molto interessante sulla variazione della temperatura corporea dei cani, durante un intero ciclo di lavoro, incluse le fasi di riposo post lavoro (J. Baker, M.DeChant, E. Jenkins, G. Moore, K. Kelsey, E.Perry: “Body Temperature Responses During Phases of Work in Human Remains Detection Dogs Undergoing a Simulated Deployment”)

Il problema di come gestire le attività con i cani con riferimento alle temperature, sia quelle interne ai veicoli dove vengono trasportati e fatti riposare, sia quelle esterne dove si svolge l’attività, riguarda tutti i proprietari e conduttori, in particolare quelli di cani da lavoro, soprattutto se impiegati fisicamente su medio o lungo periodo, come nel caso di caccia, ricerca, soccorso, etc

Considerate le medie di stagione, inoltre, la temperatura deve ormai essere tenuta in considerazione per tutto l’anno, fatta eccezione per i mesi più freddi della stagione invernale.

Ogni anno molti cani perdono la vita o subiscono lesioni anche gravi e permanenti a causa degli effetti del colpo di calore. Questo studio ci offre dei parametri ulteriori per poter calibrare al meglio la loro gestione in base alle temperature, sia per mitigare le lesioni da calore potenzialmente letali, sia per massimizzare la durata del lavoro che il cane può svolgere in sicurezza. Fino ad oggi, infatti, erano disponibili parecchi dati sull’incremento della temperatura corporea in combinazione con l’attività fisica, raccolta però in un unico punto temporale, con il limite di non essere in grado di prevedere o definire accuratamente le lesioni da calore, mentre poco si sapeva delle variazioni durante tutto il ciclo di impiego di un cane da lavoro, dall’attesa in auto, fino alla fase di riposo post lavoro.

La novità di questo studio, pertanto, è data dal fatto che la temperatura corporea è stata presa durante tutto il ciclo temporale di una giornata di lavoro dei cani. L’obiettivo era quello di valutare l’ipotesi che le risposte della temperatura corporea nei cani seguano schemi distinti, e quindi prevedibili, durante le diverse fasi di lavoro, utilizzando un ciclo di attesa al lavoro, di lavoro attivo e di recupero post-lavoro, con misurazioni ottenute nell’ambiente tipico di quella fase, sia in una gabbia o trasportino, che nel sito di ricerca attiva, o di recupero nel veicolo del conduttore.

La conoscenza di questi modelli potrebbe contribuire a comprendere meglio i modelli di termoregolazione dei nostri cani ed amministrare in maniera più sicura le loro uscite, eliminando i rischi del colpo di calore.

Per le simulazioni stati utilizzati 8 cani da ricerca resti umani, e la misurazione della temperatura corporea è stata resa possibile grazie all’utilizzo della moderna tecnologia senza fili progettata per la “comunicazione in-corpo”, in questo caso un sensore di temperatura – termistore nel tratto gastro intestinale. I sensori sono stati ingeriti 45 minuti (±15) prima dell’inizio dello studio. I registratori dei dati del termistore sono stati inseriti all’interno di un giubbotto medico leggero e non restrittivo indossato da ciascun cane. Tutti i cani erano già sono stati abituati ai giubbotti prima di iniziare lo studio.

Nella foto i giubbotti indossati dai cani (Medical PetShirt International BV, MPS Protective Top Shirt)

Le conclusioni di questa ricerca ci mostrano dati interessanti su come la temperatura corporea del cane continui ad aumentare durante la fase di recupero post-lavoro. E questo offre degli spunti di riflessione importanti sul fatto che il rischio di potenziali lesioni da calore non termini immediatamente quando il cane smette di fare esercizio, anche se nessuno dei cani in questo studio ha raggiunto clinicamente la temperatura corporea o ha mostrato segni comportamentali che suggerissero lesioni da calore in questa fase.

Nessun aumento significativo della temperatura è stato rilevato, invece, durante la fase di attesa al lavoro, suggerendo che i comportamenti tipici dell’anticipazione del lavoro non sembrino contribuire all’aumento complessivo della stessa.

Gabbie con applicazione di ventilatori a batteria

Saranno sicuramente necessari ulteriori approfondimenti e studi per comprendere meglio, ad esempio, l’impatto del tipo di gabbia o traportino utilizzati nei veicoli sulle temperature di recupero post-lavoro nei cani, giacchè, sicuramente, le differenze nelle gabbie, nel trasporto dei veicoli o nel ritorno al canile, hanno un’influenza su questi parametri.

Ne emerge, pertanto, l’importanza di monitorare i nostri cani con attenzione anche dopo la cessazione del lavoro, fino a quando la temperatura corporea non raggiunge i picchi e inizia a diminuire.

A questo link la pubblicazione completa: https://www.mdpi.com/2076-2615/10/4/673

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