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Piccioni superstiziosi?

 Possiamo ravvisare comportamenti superstiziosi in una grande varietà di forme e non solo come prerogativa degli esseri umani. Per quanto riguarda l’uomo i comportamenti superstiziosi sono presenti ad ogni latitudine del pianeta, ed in tutte le categorie di persone, livelli culturali o professionali. 

Il primo che ha cercato di capire se anche gli animali potessero essere superstiziosi è stato B.F. Skinner (1904-1990),psicologo, comportamentista, inventore, scrittore, poeta e filosofo sociale americano. Considerato il pioniere del comportamentismo moderno, si deve a lui la fondazione dell’analisi sperimentale del comportamento (EAB).

Nel 1948 Skinner condusse un esperimento molto famoso, i cui risultati furono pubblicati sul Journal of Experimental Psychology, attraverso il quale esaminò la comparsa di comportamenti superstiziosi da parte dei piccioni.

Dopo aver portato il piccione ad uno stato di fame, lo stesso veniva posto in una gabbia all’interno della quale era presente un pulsante che, dietro pressione, consentiva l’apertura di una finestra e la comparsa del cibo. Come dimostrato in altri esperimenti, il piccione facilmente apprese la correlazione tra la pressione del pulsante e l’ottenimento della ricompensa (cibo) e quindi iniziò a premere la leva ogni volta che aveva fame.

Tuttavia, quando il sistema venne modificato e la finestra veniva aperta ad intervalli regolari attraverso un meccanismo temporizzato, ed il cibo veniva somministrato indipendentemente da quello che faceva l’animale, Skinner notò che il piccione, anziché restare tranquillo in attesa dell’arrivo del cibo, tendeva a ripetere qualsiasi comportamento che, in maniera casuale, stesse mettendo in atto nell’attimo prima della comparsa del cibo, nella convinzione che queste azioni influenzassero l’apertura della finestra.

Skinner sottopose diversi piccioni all’esperimento e notò come, ad esempio, se nel preciso momento in cui si apriva la finestra il piccione stava sbattendo le ali, lo stesso continuasse a farlo, nella convinzione che questo avesse come conseguenza l’apertura della finestra. Altri individui riproposero altri comportamenti, come girare su se stessi, dondolare la testa etc.

Per quanto l’arrivo del cibo dipendesse esclusivamente dal funzionamento del meccanismo temporizzato, i piccioni lo associavano ai comportamenti esibiti casualmente poco prima della comparsa del cibo stesso, e continuavano ad insistere nel ripeterli anche se non erano efficaci nella maggioranza delle occasioni.

https://www.youtube.com/watch?v=NCtF4aVlxgU

L’esperimento dimostra la comparsa di una sorta di comportamento superstizioso, in quanto il piccione metteva in atto quei comportamenti che riteneva correlati alla presentazione del cibo anche se questa correlazione di fatto non c’era.

Dal momento che i piccioni hanno comunque un cervello molto diverso da quello dell’uomo e da quello di altri mammiferi,L. D. Devenport e F. A. Holloway, due ricercatori dell’Università dell’Oklahoma, hanno condotto, successivamente, un esperimento analogo utilizzando i ratti. Ciò che osservarono fu come, nella maggioranza dei casi, non emergessero comportamenti superstiziosi legati ad una falsa associazione tra un comportamento e l’arrivo del cibo. Devenport e Holloway ipotizzarono che questa sorta di “immunità” dei ratti dal comportamento superstizioso dipendesse dall’ippocampo, quell’area celebrale che è coinvolta nei processi di apprendimento e memoria. A riprova di questa ipotesi condussero lo stesso esperimento, utilizzando stavolta ratti in cui l’ippocampo era stato inattivato attraverso degli elettrodi e verificando come gli stessi, stavolta, iniziassero a ripetere dei comportamenti superstiziosi, associati solo causalmente all’erogazione temporizzata del cibo.

Devenport e Holloway ipotizzarono quindi che l’ippocampo rappresenti, nel cervello dei mammiferi, una sorta di protezione dalla propensione ad attribuire troppo facilmente relazioni causali tra comportamenti ed eventi. Nonostante, però, la presunta protezione dell’ippocampo, i comportamenti superstiziosi sono frequenti anche negli uomini (Un esempio è mettere lo stesso indumento per affrontare un esame, perché all’esame superato in maniera particolarmente brillante si indossava quello).

Interessante è l’ipotesi sviluppata dall’etologo Danilo Mainardi nel suo libro “L’animale irrazionale”, laddove sostiene un importante ruolo adattativo svolto dalla capacità di credere nell’irrazionale, quale modo efficiente per affrontare meglio una vita preoccupantemente transitoria.

Riferimenti bibliografici

Devenport L.D. and Holloway F.A., “The Rat’s Resistence to Superstition: Role of the Hippocampus”. J. Comp. Physiol. Psychol. Vol. 94, pp. 691-705. 1980.

Mainardi D. L’animale irrazionale. Mondadori 2000.

Skinner B. F. “Superstition in the pigeon”. J. Ex. Psychol., Vol. 121, No. 3, pp. 273-274, 1992.

 

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